"Chorus Line", il Musical!

Chorus Line,Revival, Broadway 2007


Medley
“What I did for love” and “One”
dal “Texaco Star Theater: Opening Night”
Broadway,Cast originale del 1982



“Nothing” 2005


Quando è storia, è storia. “A CHORUS LINE”, da quella leggendaria sera del 25 luglio 1975 in cui andò in scena al Public Theatre, dove 300 persone sedute sui 300 posti “off broadway” si passarono subito parola, è diventato il re dei “musicals”. Non solo perché ha battuto tutti i record di gradimento e programmazione (trasferitosi subito “in” Broadway per merito dell’impresario shakespeariano Joseph Papp, è rimasto in scena alla Shubert Theatre 15 anni fino al 28 aprile ’90, 6137 repliche), diventando nell’85 anche un film di Sir Richard Attenborough con Michael Douglas, ma perché ha rivoluzionato la tecnica, e, si può dire, la morale di questo genere di spettacolo che nasce direttamente dalla costola del teatro americano.
Il musical si è così creato sera per sera, adattandosi ai suoi protagonisti che sono mutati nel corso del tempo: giacché si tratta di teatro nel teatro, ovvero come un regista “manhattese” passa un pomeriggio di audizioni per scegliere il balletto di un nuovo spettacolo. Ragazzi e ragazze pronti a sgambettare sotto i riflettori traslocando da una città all’altra, col cuore protetto dalle insegne al neon (in americano li chiamano “gipsies”, zingari) si “confessano” in palcoscenico sulla “chorus line”, la linea bianca che delimita lo spazio del balletto di fila da quello delle star.
“A CHORUS LINE” è soprattutto un omaggio al teatro, all’etica del “si va in scena”, dei sacrifici occulti che gli attori sostengono e dei traumi che vivono, perché ogni volta che si apre il sipario ciascuno porta alla ribalta un pezzo della propria vita. Nel musical probabilmente sapete come va a finire, qualcuno verrà scelto, qualcun altro no (tu, tu, tu, tu e gli altri a casa, la prossima volta, grazie), ma tutti alla fine, come per magia, appariranno in lustrini, paillettes a dirci cantando “one”, il motivo più orecchiabile dello show, che si tratta comunque di una “singular sensation”.
Una singolare sensazione che prende anche il pubblico. Il musical infatti ci commuove ribaltando le classiche convinzioni del genere, che ha fatto i primi passi (vedi i film hollywoodiani degli anni ruggenti) proprio curiosando dietro le quinte, quando anonime “girls” uscivano tremanti in palcoscenico e tornavano in camerino “stelle”, come ha sempre insegnato “Quarantaduesima Strada”. Ma Michael Bennett, il regista che per primo mise in scena “A CHORUS LINE” non solo ha intuito un potenziale di attori, ma ha adeguato la grande trovata del testo di Kirkwood e Dante, ritmato dalle bellissime musiche di Marvin Hamlish, ai tempi interiori ed esteriori del teatro moderno. Poche scene, anzi nessuna, solo uno specchio sullo sfondo, ed un gioco “elettrico” che cambia continuamente voltaggio tra finzione e realtà.

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